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I Griffin: anatomia di un irriverente cartoon

“Non ho mai scoreggiato prima dei 30 anni”, afferma sicuro Peter il protagonista de I Griffin (Family Guy) nell’episodio pilota Soldi dal cielo (Death has a shadow). È un’affermazione che non ammette repliche: secca e delirante. Ma racchiude in sé anche la filosofia di questo cartoon: allucinazione, nonsenso, demenzialità e volgarità.

Andato in onda per la prima volta negli Stati Uniti nel 1999, sulle frequenze della Fox, con I Griffin siamo davanti ad un prodotto della moderna televisione, postmoderna potremmo dire, uno show che trova un sicuro progenitore in un’altra serie cult come I Simpson, ma che da questa si distacca – come ogni buon figlio – per sovrabbondanza di situazioni paradossali e dialoghi fitti di uno humour nero e dissacrante, degno del cinismo in cui affonda (o affoga) la nostra società.

Come scrive la sociologa Marina D’Amato nel suo libro I Telereoi (Editori Riuniti, Roma, 1999):

“Secondo una tendenza accreditata il tratto più caratteristico della cultura contemporanea risiederebbe proprio nella cultura  cinica con cui si esprimono i suoi protagonisti. La ricerca del successo, la volontà di sopravvivere, la perpetua ricerca della felicità, della bellezza (utopisticamente ricercata con le nuove possibilità tecnologiche) ha prodotto una morale corrosiva che si pone come antimorale Il risultato è un mondo in cui ci sono norme senza significato, e in cui la vita quotidiana è ridotta a mera ricerca di soddisfazione e potere”.

Family Guy è un cartone animato che ha infranto per sempre l’immagine della famiglia americana, anche più degli stessi Simpson che, comunque, hanno fatto da apripista, attraverso la classica formula della sit-com. Una famiglia costituita dal padre Peter, indolente e malato di televisione, da mamma Lois, una disinibita casalinga disperata, dai figli adolescenti Chris e Meg, in continua crisi esistenziale, e dal piccolo Stewie, il cui unico intento è uccidere la propria madre che le impedisce di conquistare il mondo.

La nascita di Family Guy

 

I Griffin andarono in onda, per la prima volta, il 31 gennaio 1999, dopo il XXXIII Super Bowl, praticamente l’evento sportivo – e quindi televisivo – più seguito d’America. L’episodio s’intitolava Soldi dal cielo (Death has a shadow).

La prima stagione era composta da soli sette episodi. Nonostante un certo seguito, la Fox sposto più volte la sepeter-griffinrie di orario e di giorno, spesso anche senza preavviso. Cosa che fece assottigliare anche lo zoccolo duro di spettatori che si era affezionato al cartoon e ne aveva rilevato l’originalità e freschezza nei contenuti e nel linguaggio. La terza stagione, che cominciò l’11 luglio 2001, era composta da 21 episodi, ma lo show era già stato condannato alla chiusura.

Alla fine della seconda stagione, la Fox annunciò infatti la cancellazione della serie. Da qui, in un certo senso, cominciò la fortuna de I Griffin. La reazione dei fan non si fece attendere: alla Fox arrivarono circa diecimila lettere di protesta, con la minaccia di boicottare il canale e le aziende che vi acquistavano spazi pubblicitari.

Tutte chiedevano a gran voce il ritorno della sgangherata famiglia, ma a dettare legge, in questi casi, sono i numeri dell’audience e, forse, anche la voglia di cancellare uno show non proprio ortodosso per il troppo puritano pubblico americano.

Nonostante questa decisione della Fox, le repliche sui canali TBS e Cartoon Network si conquistarono indici d’ascolto notevoli, ma a far cambiare idea al network sulla serie animata di MacFarlane furono le vendite dei Dvd, che in poco tempo raggiunsero cifre da capogiro: il cofanetto della prima stagione, diviso in due parti, vendette due milioni e duecentomila esemplari. Segno che la serie si era conquistato una larga fetta di telespettatori e che il passaparola fra i giovani era stata l’arma vincente contro i freddi numeri degli ascolti.

Nel marzo del 2004 fu annunciato che nuovi episodi erano in cantiere e che nel 2005 sarebbero andati in onda, cosa che puntualmente accadde il 1 maggio di quell’anno.

Il successo sorrise alla serie, tanto da farla diventare un cult televisivo in assoluto. Attualmente è in programmazione negli Stati Uniti la decima stagione.

 

Ritratto di una famiglia con gli occhi di fuori

 

Protagonista assoluto del cartone animato è il capofamiglia Peter. È lui il motore dell’azione di quasi tutti gli episodi. La sua maggiore capacità è quella di mettersi nei guai, da cui la famiglia dovrà sempre tirarlo fuori, come succede nell’episodio pilota.

I-Griffin2Brian, il cane intelligente e parlante, è il suo migliore amico, ma anche un po’ il suo personale grillo parlante. È lui che spesso gli ricorda quali sono i suoi doveri di padre e marito, o lo consiglia sulle scelte che un capofamiglia deve saper prendere davanti alle difficoltà della vita. Ovviamente, Brian viene – nella maggior parte dei casi – inascoltato, oppure le sue parole vengono male interpretate da Peter che, alla fine, fa comunque di testa sua. Da qui nascono i guai del capofamiglia de I Griffin e le scene più importati – ed esilaranti – del cartone animato.

Peter non sembra in grado di comportarsi come un padre ed un marito nella norma, anzi. Tutto ciò che sa fare è guardare alla televisione i suoi programmi preferiti (tra cui telefilm come Star Trek, Happy Days e A-Team), bere birra con gli amici e giocare a poker.

La sua vita è innegabilmente regolata dalla televisione. In molti episodi ritroviamo la famiglia davanti alla tv, in un atteggiamento quasi mistico: la tv scandisce il tempo familiare. I Griffin sono, in tal senso, lo specchio della nostra società, dominata dall’eccesso di immagini e scandita da reality show, più che da eventi della vita personale. Peter, più volte, parla del suo passato attraverso i programmi televisivi, citandoli come se fossero stati eventi del suo vissuto, veri e propri ricordi personali.

Il suo lavoro alla fabbrica di giocattoli è solo un modo come un altro per portare soldi a casa e poter vivere decentemente, ma quando lo perderà non sarà motivo di una crisi esistenziale, anzi: la cosa più importante è quella di non dirlo alla moglie, la quale è, insieme a Brian, la portavoce della sua coscienza.

Lois, da parte sua, è “l’uomo della casa”. È lei a salvare il marito dai guai e a convincerlo, almeno, a redimersi dai suoi “peccati”. È un’adorabile moglie, una perfetta casalinga e un’amorevole madre. La sua vita è anche costellata di scelte coraggiose: pur essendo figlia di due aristocratici, Lois ha deciso di sposare Peter – che ha conosciuto perché era bagnino della piscina della casa dei suoi genitori – nonostante il parere contrario dei suoi ed ha rinunciato anche alla sua eredità. Tutto questo per amore di Peter. Non lesina energie nel suo lavoro di casalinga – nonché di colonna portante della famiglia – e in quello di insegnante di pianoforte, lavoro, quest’ultimo, che svolge a casa per far quadrare il bilancio familiare. L’unico suo neo è che ha tradito Peter con l’allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.

I figli non sono da meno del padre.

La sedicenne Megan, meglio conosciuta con il nome di Meg, è una ragazza sola, considerata brutta sia dai suoi amici sia dai suoi stessi genitori. Da qui nasce la sua ossessione nel voler modificare il suo aspetto, attraverso liposuzioni e interventi di chirurgia estetica. Peter, spesso, non riesce a ricordarsi il suo nome e non manca occasione in cui dubita persino di esserne il padre.

Chris, il cui nome completo è Christopher Cross Griffin, invece, è per tutto e in tutto la fotocopia di Peter. Grasso e indolente, come il padre, è spesso in conflitto con la sorella. È fondamentalmente un ragazzo paranoico, un adolescente con evidenti problemi di obesità, tonto e superficiale. Solo lui vede una scimmia cattiva che gli appare dall’armadio per fargli brutti scherzi. Il suo unico talento sembra essere il disegno, ma in questo viene scoraggiato dal padre, per cui comunque Chris nutre una vera e propria adorazione, manifestata dal nomignolo con cui quasi sempre lo chiama: “papone”.

Il più piccolo della famiglia è Stewie, che può essere considerato un personaggio principale al pari di Peter. Stewie ha unstewie-griffin irrisolto complesso di Edipo e il suo obiettivo principale è uccidere la madre, considerata la fonte di tutti i suoi problemi, anche se spesso non disegna di manifestare affetto per la madre, soprattutto quando non è assente.

Uno dei temi portanti della serie consiste proprio nei tentativi del piccolo di casa Griffin di sopprimere Lois, molto spesso attraverso astrusi ordigni da lui stesso inventati. Anche se gli altri non possono sentirlo – tranne il cane Brian e i telespettatori -, Stewie parla e ragiona come un adulto.

Infine, c’è Brian, il cane parlante e miglior amico di Peter. Colto, elegante, raffinato, ma anche alcolizzato e – per un breve periodo, anche cocainomane -, Brian era un barbone prima di essere adottato da i Griffin. Oltre ad essere consigliere di Peter, è innamorato di Lois, anche se poi accetta di esserne solo un buon amico, ed è inoltre una sorta di tutore del piccolo Stewie.

Oltre ai Griffin la serie è ricca di personaggi secondari davvero surreali. Partiamo dai vicini di casa. Il più singolare è Glen Quagmire, pilota, ma anche pervertito sessuale, erotomane e interessato sessualmente a Lois. Ci sono poi i Swanson, comparsi per la prima volta nell’episodio Eroe non per caso (A hero sits next door, 1ACX05). La famiglia è formata da papà Joe, poliziotto paraplegico che – dopo iniziali diffidenze – diventerà amico di Peter; sua moglie Bonnie, incinta da sette anni per una strana sindrome, e il loro unico figlio Kevin, costretto a subire l’asfissiante corteggiamento di Meg.

Altri vicini di casa sono i Brown, una famiglia di colore composta dal capofamiglia Cleveland, da sua moglie Loretta e dal loro figlioletto Cleveland jr. Cleveland Brown è uomo mite e generoso, e secondo la moglie, poco stimolante. E sarà per questo che la moglie Loretta lo tradirà con Quagmire, separandosi di fatto dal marito. Il loro figlio Cleveland jr. è, invece, dotato di una straordinaria capacità: riesce in tutto quello che gli viene in mente di fare, ma allo stesso tempo non è costante nel portare avanti ciò che ha cominciato. Ancora, Mort Goldman il farmacista di Quahog, sua moglie Muriel e il loro figlio Neil che corteggia senza successo Meg

Tra i personaggi secondari ci sono anche i genitori di Lois, Carter e Barbara Pewterschmidt. Il padre, un ricco armatore, non ha mai visto di buon’occhio il matrimonio della figlia e odia Peter per averla trascinata in una squallida esistenza.

Ci sono poi i personaggi che fanno parte di Quahog, la città in cui vivono i Griffin. Si va dal sindaco Adam West, l’attore interprete di Batman nell’omonima serie degli anni Sessanta (doppiato in originale proprio dall’attore americano) a Diane Simmons, Tom Tucker e Tricia Takanawa, rispettivamente conduttori i primi due e inviata speciale la terza del telegiornale della tv locale, fino a Mr. Weed, il capo della fabbrica di giocattoli dove lavora Peter. Non mancano i criminali: Don Capace è il mafioso della città e Paulie il Lardelloso, suo nipote e braccio destro. Horace è, invece, il barista dell’Ostrica Ubriaca, il bar dove vanno a bersi una birra Peter e i suoi amici Cleveland, Quagmire e Joe.

Personaggi surreali sono, infine, La scimmia cattiva, una scimmia che solo Chris vede e che lo impaurisce sbucando dal suo armadio; Rupert, orsacchiotto gay di pezza con cui Stewie si confida, e la Morte, che compare ogniqualvolta muore qualcuno.

Infiniti sono i personaggi del mondo reale apparsi nella serie, da attori a politici, a sportivi, al cui lista sarebbe davvero lunga da fare. In questo, la serie rimanda al mondo reale per creare una sorta di empatia con lo spettatore e con la storia e la società americana.

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